Vaccarino (CNA): “Per imprenditori e tecnici servono accordi internazionali che ne favoriscano la mobilità all’estero. È in gioco un quarto del nostro Pil”

L'emergenza sanitaria e il lockdown che coinvolgono Paesi e sistemi economici internazionali mettono alla luce un'altra difficoltà per le imprese che vendono nei mercati esteri. Risulta molto complicato, infatti, inviare responsabili commerciali e tecnici per supportare i clienti e per fornire assistenza alla installazione e alla manutenzione dei prodotti.

In molti Paesi, Italia compresa, l’ingresso di una persona proveniente da un altro Stato è soggetto a quarantena. Un obbligo che rende impossibile mandare un tecnico all’estero che, anche per un intervento di un solo giorno, dovrebbe rispettare un isolamento di 14 giorni in entrata al momento dell’ingresso nel Paese estero e di altri 14 giorni al ritorno in Italia.

La movimentazione delle merci e degli impianti deve andare di pari passo con quella degli operatori. È in gioco un quarto del nostro prodotto interno lordo generato dalle esportazioni.

Grazie a una forte attività diplomatica da parte della Farnesina e delle nostre Ambasciate, servono patti per stabilire protocolli a livello internazionale mirati a ridurre l'isolamento e a riavviare gradualmente le relazioni commerciali. "Abbiamo la necessità di mandare i nostri imprenditori e i nostri tecnici all'estero e di poterli far rientrare in tempi accettabili. - dichiara il presidente nazionale della CNA, Daniele Vaccarino - La qualità del Made in Italy è data anche dalla capacità di progettare e costruire soluzioni su misura per i clienti e fornire l’assistenza qualificata e tempestiva. La nostra rete diplomatica ha grandi competenze e capacità. Chiediamo a questa con il supporto dell'intero Governo di adoperarsi per costruire ancora più intense relazioni tese a definire – conclude Vaccarino - una serie di accordi utili a favorire, anche in ottica di reciprocità, la ripresa della mobilità internazionale delle persone per affari".

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