Gruppo CER, visione e organizzazione per combattere il virus

“Ad inizio gennaio avevo già le antenne alzate quando mi ha scritto un mio amico, in Cina per lavoro, vicino a Wuhan, una delle zone più colpite dal virus. Qui, diceva, la situazione è drammatica. Ambulanze corrono per le strade. Morti dappertutto. Non riusciranno a contenerlo. Uscirà. Preparatevi”.

Così Alberto Paleari, 51 anni, Amministratore Delegato del Gruppo CER, uno dei principali “player” nel settore della produzione, distribuzione e commercio di gas tecnici e medicali (che con CER Medical fornisce di serbatoi e bombole di ossigeno i principali ospedali della regione, RSA e oltre 12.000 pazienti a domicilio) ricorda il primo atto dell’emergenza Covid-19.

“Leggendo quelle righe – dice – ho subito pensato: non possiamo permetterci di infettarci perché se ci fermiamo noi è a rischio la vita di migliaia di persone.

Alla fine dello stesso mese – prosegue – avevo acquistato 6.000 mascherine e da febbraio, per prevenire il picco di richieste che, purtroppo, si potevano immaginare con l’arrivo del virus in Italia, abbiamo fatto incetta sul mercato di serbatoi e bombole e reso obbligatorio per tutti l’uso delle mascherine, anche per i fornitori esterni che venivano in azienda,”.

Quando divampano i focolai in Lombardia, Paleari e le aziende del gruppo sono già al secondo step.

”Dopo avere creato un Comitato interno per la gestione della crisi –  spiega – abbiamo adottato, in accordo con i sindacati, le misure che ci sembravano indispensabili. Rafforzamento dei dispositivi individuali di protezione, chiusura degli spazi comuni, compartimentazione degli altri spazi interni che venivano così isolati e non chiusi, smart working per l’amministrazione e una procedura di lavaggio e disinfettazione dei mezzi di trasporto”.

In quei giorni, nel piazzale dell’azienda si tiene riunione all’aperto (a distanza di sicurezza) con i dipendenti.

“Conosco tutti personalmente – riprende Paleari – e a loro, così come ai trasportatori esterni che guidano i mezzi e fanno le consegne nelle strutture e a domicilio, ho parlato molto chiaramente. Ho chiesto di riflettere, oltre che sulla loro salute, su quelle che erano le nostre responsabilità verso la collettività e le tante persone che in un momento come questo, dipendono in modo ancora più stringente, dal nostro lavoro. Abbiamo messo in campo le misure di sicurezza disponibili, gli ho detto, ma ora tutto dipende da noi, dai nostri comportamenti”.

Nella stessa riunione l’azienda comunica anche che, per la durata dell’emergenza, ai dipendenti sarà garantito un bonus di 200 euro al mese in busta paga per rischio biologico e ai fornitori la possibilità di sovrafatturare per il 10% del totale.

A oggi nessuno dei dipendenti risulta avere contratto l’infezione e nel frattempo Cer Medical ha fatto fronte a un raddoppio delle richieste di serbatoi dagli ospedali e ad un incremento di circa il 25 per cento di quelle provenienti dalle RSA.

Più volte è stata chiamata a sopperire a quote di mercato dei concorrenti che non riuscivano a coprire la domanda e anche a richieste speciali come quelle per l’ospedale da campo di Piacenza, le farmacie di Parma e una RSA di Mantova.

“Ora, con la diminuzione dei casi di contagio e dei ricoveri, il ritmo, per fortuna, sta rallentando – dice Paleari –. E questa sarà per noi, che non ci siano mai fermati, la differenza nella cosiddetta fase 2.

Per il dopo vedremo. Certo sarà un periodo molto difficile a livello economico e di conseguenza per la tenuta del tessuto sociale. E anche per questo, nonostante le evidenti difficoltà, abbiamo ritenuto importante mantenere attiva la nostra attenzione verso il territorio con donazioni alle Cucine popolari di Roberto Morgantini, che hanno una missione che condividiamo e apprezziamo e alla protezione civile di Sala Bolognese.

Ci siamo ancora dentro – conclude – ma se devo trovare, diciamo, una morale in tutto ciò, è la conferma che il ‘dare’ paga più di ogni altra moneta. E questo vale per le persone, così come per le aziende”.

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