Il Piano per l’efficientamento della rete idraulica

“L’acclarata crisi pluviometrica lungo la costa adriatica riceve ulteriore conferma dall’analisi delle precipitazioni sui bacini di pianura, dalla foce del fiume Reno al confine fra Emilia Romagna e Marche: nel 2020, fino al 15 settembre sono caduti, infatti, 502 millimetri di pioggia, inferiori anche al siccitoso 2017.

Non va meglio nei bacini montani dell’area confinante, tra i fiumi Savio e Lamone, dove le precipitazioni risultano sotto la media e con 897 millimetri segnano la terza peggiore prestazione nel recente decennio”: è questa una testimonianza, riportata dall’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche, di come la crisi climatica stia condizionando l’andamento pluviometrico anche sull’Emilia Romagna, dove fondamentale si conferma la funzione resiliente del canale Cer, Canale Emiliano Romagnolo.

In questo quadro di crescente esposizione all’estremizzazione degli eventi atmosferici (siccità, ma anche rischio alluvionale) non riuscire ad utilizzare la straordinaria opportunità del Recovery Fund, perché incapaci di rispettare i cronoprogrammi europei , sarebbe un disastro per il territorio, che abbisogna di interventi per incrementare la resilienza alla crisi climatica: gli impegni di spesa devono essere completati entro il 2023; le opere realizzate e rendicontate entro il 2026. Per questo, con spirito collaborativo, abbiamo redatto e presentato, al Governo, il Piano per l’efficientamento della rete idraulica del Paese, fatto di progetti definitivi ed esecutivi, cioè cantierabili e bisognosi solo di essere finanziati; potranno garantire circa 21.000 posti di lavoro grazie ad un investimento di oltre 4 miliardi di euro, destinati alla manutenzione della rete idraulica e dei bacini, nonché al completamento ed alla realizzazione di nuovi invasi per la raccolta delle acque; il valore delle opere previste in Emilia Romagna ammonta a circa 466 milioni.

Il nostro Piano, in Emilia Romagna come nel resto del Paese, risponde alle emergenze climatiche, offrendo nuove prospettive occupazionali nella cornice del Green New Deal; bisogna, in particolare, aumentare la capacità di trattenere le acque al suolo, oggi ferma all’11% delle precipitazioni annuali.

Un importante riconoscimento al nostro lavoro viene anche dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che recentemente ha ribadito l’urgenza di un impegno comune per un bene primario come l’acqua, avendo presenti tre obbiettivi precisi: programmazione rigorosa degli investimenti, precedenza alle priorità strategiche e tempi rapidi di attuazione.

Premessa al miglioramento dell’efficienza è però lo snellimento degli iter burocratici, utili se non diventano solo un ostacolo. A chiederlo è il Paese, che uscirà dalla pandemia con la necessità e la voglia di cambiare modello di sviluppo, al cui servizio operano quotidianamente i Consorzi di bonifica ed irrigazione.

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