La casina di Willy: pronti a ripartire aspettiamo i nostri bimbi

Fra gli invisibili della Fase 2 ci sono anche loro, i bambini degli asili nido. Con l’esplosione dell’epidemia, le strutture sul territorio di Bologna sono state chiuse e da ormai tre mesi, niente amichetti, programmi educativi e giochi all’aperto.

Sono chiusi in casa. Qualcuno con un genitore, che è stato costretto a rinunciare temporaneamente ad andare al lavoro. Altri, forse, dai nonni. Oppure, se la famiglia se lo può permettere, in compagnia di una baby sitter.

Non vedo i miei bimbi da tre mesi e mi mancano moltissimo”, dice Gloria Bruni, cinquant’anni, educatrice e gestore de La casina di Willy, struttura privata della zona Arcoveggio, che fino al 24 febbraio, ospitava nelle due sedi altrettanti gruppi educativi, ciascuno di otto bambini.

Superata la prima fase di choc, le strutture private si sono costituite in un comitato denominato “Educhiamo”, hanno avviato il difficile percorso di riorganizzazione dell’attività per far fronte al virus e aperto un canale di dialogo con le istituzioni.

“Siamo molto preoccupati – spiega Gloria – speravamo tutti di poter riaprire almeno in luglio nell’ambito dei campi estivi, ma, ad oggi, in base a quanto sta definendo il Governo, non c’è nessuna sicurezza. Anzi, è molto probabile, purtroppo, che non si possa fare nulla sino a settembre”. 

“In questi mesi – prosegue – abbiamo messo a punto un protocollo che prevede misure e interventi per una riapertura in sicurezza, con la sistemazione degli ambienti per favorire il distanziamento, sistemi di protezione per tutto il personale e misurazione della temperatura in ingresso per bimbi. Abbiamo presentato la nostra proposta ai Servizi educativi del Comune di Bologna e il dialogo, anche con la Regione, è stato sicuramente positivo. Ci sono stati assegnati fondi per fronteggiare l’emergenza. Ma, naturalmente, sono una soluzione temporanea”.

Allo stato attuale, in base alle nuove norme le strutture, pubbliche e private, potrebbero riaprire solo con un terzo dei bambini che ospitavano precedentemente. E questo significa che due bambini su tre resteranno a casa, creando un “buco” nel welfare. E naturalmente, loro malgrado, un danno economico molto significativo per i gestori.

Qualcuno ha già chiuso – riprende Gloria Bruni – e anche per noi, insomma, non sarà facile andare avanti. Alcune mamme, dispiaciute, ci hanno già comunicato che probabilmente non porteranno più i bimbi. Hanno paura del contagio, e posso anche capirle. Ma poi che succederà? Questa è una zona popolare, non ci sono persone ricche e per tante donne sarà dura”.

E poi ci sono loro, i piccoli. “Con la bella stagione – aggiunge –  di solito siamo sempre al Parco. Il nostro progetto educativo punta molto sulle attività all’aperto. Giochi e momenti esperienziali in cui i bimbi imparano a conoscere il mondo e gli oggetti della natura.

Hanno un nascondiglio speciale in un gruppo di cespugli che è diventato un po’ la loro casina. Stanno insieme e si divertono imparando. I bimbi – conclude – non sono fatti per stare in casa da soli e spero davvero di rivederli presto”.

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