La tragedia umana è sotto gli occhi di tutti. Il nostro cordoglio e la nostra vicinanza vanno ai concittadini che stanno soffrendo.

Come giovani imprenditori, artigiani e professionisti, stiamo vivendo una altrettanto tragica emergenza economica.

Molti di noi hanno avviato le proprie imprese in piena crisi economica, mettendo in gioco i propri risparmi e investendo parte della propria vita per costruire qualcosa in cui crediamo e i cui frutti vanno a beneficio della comunità.

La nostra voglia e capacità di fare impresa ci ha permesso di far crescere le nostre attività in un sistema Paese pieno di ostacoli da superare, con lacune a livello infrastrutturale e digitale, fortissima pressione fiscale e un carico burocratico tra i maggiori al mondo.

È inopportuno in questo momento fare distinzioni tra categorie. I giovani imprenditori, i lavoratori autonomi e i professionisti, sono privi di efficaci ammortizzatori sociali, non disponendo di cospicua liquidità, rischiano di dover chiudere non per una cattiva gestione della propria attività, ma per lo stato emergenziale che ha paralizzato il Paese e paralizzerà mezzo mondo.

Stavolta le giovani imprese potrebbero non rialzarsi con conseguenze inimmaginabili per l’intera economia nazionale.

I giovani che fanno impresa rappresentano il futuro imprenditoriale del Paese dei prossimi trenta anni.

Non possiamo essere abbandonati a noi stessi.

Bisogna cambiare il paradigma di approccio alla crisi; l’insicurezza e la paura del futuro si combattono superando le divisioni e mettendo il lavoro a denominatore comune per la ripresa della nostra economia.

La consapevolezza che il problema non svanirà in poche settimane, obbliga l’Italia ad adottare misure contingenti e mirate fin da subito.

Servono interventi coraggiosi, imponenti e tempestivi da parte delle istituzioni per evitare danni irreparabili al sistema delle imprese e allo stesso tessuto sociale.

La politica, in questa situazione di difficoltà, deve essere il capofila economico e morale per guidarci nella giusta direzione.

In poco tempo sono stati impegnati 25 miliardi, una cifra che, seppur cospicua, non è assolutamente sufficiente a fronteggiare la brusca frenata che l’economia sta vivendo e che produrrà una perdita di diversi punti di PIL.

Chiediamo di irrorare il sistema economico italiano di liquidità per evitare mancati pagamenti al 94% delle imprese italiane e consentire una ripartenza immediata.

Chiediamo particolare attenzione affinché non vengano in alcun modo posticipati i pagamenti dalle grandi aziende italiane o estere, committenti delle filiere dei terzisti di tutti i settori, perché sottrarrebbero la liquidità necessaria alla sopravvivenza di tantissime aziende italiane.

Questa volta anche noi piccoli, abituati a fare affidamento solo sui nostri mezzi, abbiamo bisogno di coraggio e supporto e chiediamo allo Stato quella vicinanza e tempestività decisionale che ci permetterà di andare avanti per il bene del nostro Paese.

Ma, soprattutto, abbiamo bisogno di un piano per il futuro, un piano da attuare non appena ci lasceremo alle spalle l’attuale situazione di emergenza sanitaria.

Dopo aver messo in sicurezza la salute di tutti e non appena riaccenderemo il motore dell’economia sarà necessario uno sblocco immediato dei cantieri e l’avvio di nuovi cantieri.

Bisognerà accelerare sulla infrastrutturazione digitale del Paese.

Bisognerà garantire alle imprese un sistema di finanziamento in grado di rispondere alle effettive necessità delle imprese. Un sistema che sappia anche valutare e sostenere i progetti più innovativi e promettenti.

Bisognerà assicurare una ripresa dell’economia “leggera”, senza appesantimenti burocratici.

Bisognerà incrementare la spesa pubblica e privata in R&S in tutti gli ambiti di attività.

La situazione di emergenza che viviamo ci sta insegnando che solo investendo in R&S sarà possibile affrontare le sfide del futuro e garantire ai propri cittadini livelli di sicurezza adeguati.

Ripartiamo avendo bene in mente fin da ora dove vogliamo arrivare e usiamo questo momento per rimettere al centro i veri valori della nostra comunità, che ha sempre avuto il proprio cuore pulsante nella piccola impresa e nell’impresa diffusa e che non può rischiare di perdere le tante giovani imprese che con coraggio e passione cercano di raccogliere questa importante eredità.

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