Mette in campo tutto il flusso virtuale della sua community, iThalìa, la start up innovativa bolognese che con la sua app rivoluzionaria MuseOn aiuta i musei ad attraversare il mare incerto e tempestoso del virus.

240.000 utenti, una tra le più grandi d’Europa, che dal 18 maggio potranno “visitare” anche le collezioni presenti negli edifici della rete dell’Istituzione Bologna Musei e scoprire le bellezze che custodiscono sottraendole, così, all’oblio (temporaneo ma molto insidioso) a cui rischia di condannarle il Covid19.

“Siamo, ovviamente, orgogliosi di poter dare il nostro contributo in una fase così delicata per i musei e per i luoghi dell’arte.

La gravità della situazione attuale non era certo immaginabile ma abbiamo chiaro un concetto: non possiamo abbandonare l’emozione di vivere l’arte di persona; non possiamo limitarci a virtualizzare gli oggetti d’arte, dobbiamo trovare modi sicuri per viverli dal vero e soluzioni efficaci per accrescerne la conoscenza e l’esperienza emozionale.

Per questo, insieme all’importante lavoro che stiamo svolgendo a Bologna, abbiamo anche lanciato una proposta a tutti i musei italiani e agli operatori del settore: entro il 31 maggio potranno aderire gratuitamente alla nostra community e sfruttare MuseOn. Ne abbiamo attivato una versione “tradizionale”, cioè connessa a internet, per salvare la filiera della critica artistica e della produzione di contenuti, visto che non sappiamo per quanto tempo dovremo tenere nel cassetto le audioguide”.

Così Stefano Bertuzzi, 36 anni, Amministratore dell’impresa (prima classificata Incredibol, seconda nel Premio Cambiamenti promosso da Cna Emilia-Romagna e tra le vincitrici dell’edizione 2019 di Up to biz di Cna Bologna) che ha brevettato la tecnologia Post Internet Era, cuore dell’app MuseOn, basata su innovativi micro server plug&play che sfruttano il Bluetooth Low Energy in modi pioneristici (ora tanto desiderati nella lotta al Covid e nella difesa della privacy). Un’innovazione che ha vinto l’interesse di importanti contenitori museali come La Venaria Reale e le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo. 

“L’utilizzo di app nell’ambito di visite ai luoghi della cultura e dell’arte – prosegue Bertuzzi – era fortemente limitata dalle difficoltà dovute alla lentezza di internet nella fase d’accesso. Con la nostra soluzione tecnologica che bypassa la Rete abbiamo superato questo problema, rendendo l’avvio dell’esperienza sostanzialmente istantaneo e con altissimi standard di sicurezza”.

Poi, come noto, è arrivato il Covid19 e a seguire il lungo lockdown che, con l’attenuarsi dell’epidemia, sta per concludersi, almeno parzialmente. 

“Teniamo a ribadire che l’Arte va fruita dal vivo – riprende al proposito Bertuzzi – e in questi mesi abbiamo concentrato il nostro vantaggio tecnologico sul Bluetooth per risolvere le problematiche che si porranno nel momento della riapertura al pubblico.

Prima fra tutte il distanziamento sociale, una necessità assoluta che garantiremo con notifiche e vibrazione in-App, in base a un rilevamento della distanza fisica fra i visitatori. La sicurezza e la salute – conclude –  sono alla base di una riapertura consapevole e sostenibile”.  

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