“Riviviamo un incubo. Ora i ristori”

Riccardo Forcione, imprenditore Cna del tessile abbigliamento
Su Il Resto del Carlino di giovedì 4 marzo 2021

 

Entrare di nuovo in zona rossa ci fa rivivere l’incubo dello scorso anno. Perché per le imprese dell’abbigliamento è un incubo chiudere a marzo quando si dovrebbe iniziare a proporre la stagione primavera/estate e abbiamo i magazzini pieni di prodotti.

Un incubo che si aggiunge ad un gennaio senza saldi, ad un Natale con pochi giorni disponibili per i consumatori, ad un febbraio a singhiozzo.

Le imprese dell’abbigliamento sono sempre state aperte dopo la fine del lockdown del 2020, ma le limitazioni per i cittadini hanno praticamente annullato la voglia di venire a comprare: chi è che si fa l’autocertificazione per andare in un negozio di abbigliamento? Al danno così si aggiunge la beffa: sempre aperti e quindi niente ristori per il nostro settore.

Capiamo perfettamente la necessità di una tutela sanitaria. Ma questa deve essere bilanciata anche da una tutela delle categorie economiche, altrimenti il sistema non regge.

Inoltre noi imprese dell’abbigliamento non ci sentiamo luogo o veicolo di contagio: i protocolli sicurezza sono sempre stati rispettati, gli ingressi sono sempre scaglionati, non abbiamo avuto notizie di focolai scaturiti da luoghi in cui si vende abbigliamento.

Se entriamo in zona rossa e dobbiamo chiudere, adesso però i ristori ci devono essere riconosciuti. Perché il calo del fatturato è già stato pesante: quando siamo in zona gialla il settore ha un calo del 30%, dalla zona arancione in su il calo sale al 70%. Nell’indagine svolta da Cna, il 22% delle imprese della moda ha dichiarato che non ce la farà a reggere. E non si parlava ancora di zona rossa.

Le Istituzioni non possono abbandonare questo settore che in Italia è un sempre stato un fiore all’occhiello.

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