Un inizio d’anno che metterà sicuramente a dura prova la resistenza delle aziende, un 2021 che non riuscirà a riportare i conti delle imprese a livello del 2019, il pericolo di chiusura per un’impresa su cinque.

Tante difficoltà, ma non un disastro annunciato, artigiani e piccole imprese ce la vogliono fare: certamente si farà uso degli ammortizzatori sociali ma non sono annunciati cali drastici di occupati; gli investimenti saranno ridotti di molto e i fatturati in gran parte caleranno, ma i segnali di resistenza e di speranza ci sono. Certamente Governo, Enti locali e Associazioni di categoria come Cna devono portare elementi concreti di supporto ad imprese che stanno attraversando la crisi più forte di questo inizio millennio.

Questi sono in estrema sintesi i risultati dell’indagine periodica che Cna Bologna fa sui propri associati ed è relativa all’andamento 2020 e alle previsioni sul primo semestre 2021 su un campione di un migliaio di imprese.

"Vediamo uno scenario in evoluzione con effetti ancora difficilmente prevedibili – commenta Claudio Pazzaglia, Direttore Cna Bologna - se l’emergenza sanitaria e la campagna vaccinale non si coordinano, la resistenza delle imprese sarà messa a dura prova”.

Alle imprese è stato chiesto come stanno resistendo all’emergenza provocata dal Covid. Il 45% ha risposto che sta resistendo ma con molta fatica, il 15% sta resistendo ma teme di non farcela, il 5% afferma che è molto probabile che chiuderà l’attività. Il 18% sta resistendo e continuerà ad investire, il 12% sta resistendo inventandosi nuove strategie.

“Il 5% delle imprese che molto probabilmente chiude – prosegue Claudio Pazzaglia - significa 1.300 imprese artigiane chiuse con circa 5.000 addetti che perdono il lavoro. Se poi pensiamo ad altre 4.000 imprese artigiane in grave difficolta che teme di non farcela, lo scenario parla da solo”.

Nei prossimi mesi quale prevede sarà l'andamento del personale impiegato (a qualsiasi titolo) nella sua azienda, è stato poi chiesto agli imprenditori.

L’8% ha affermato che appena la legge lo consentirà sarà costretto a ridurre il personale; il 37% ha risposto che il personale rimarrà invariato senza ricorrere ad ammortizzatori sociali; il 32% che il personale rimarrà invariato ma si dovrà ricorrere ad ammortizzatori sociali; il 4% aumenterà il personale.

“Vediamo segnali anche di resistenza attiva e sviluppo – prosegue Claudio Pazzaglia - ma sono fondamentali le certezze sugli aiuti e sugli ammortizzatori che vanno graduati per i settori più penalizzati”.

Alle imprese è stato chiesto l’andamento del loro fatturato rispetto all’anno precedente. La maggior parte, il 31%, ha avuto un calo tra il 20% e il 40%. Una su cinque ha avuto una diminuzione fino al 20%, il 7% un calo oltre il 60% del fatturato. 15 imprese su 100 l’hanno avuto invariato e 6 imprese su cento l’hanno visto crescere.

Per i prossimi mesi una impresa su due prevede una diminuzione del fatturato mentre il 33% pensa che resterà invariato; solo 13 imprese su cento continueranno ad investire, il 30% aveva previsto investimenti ma ha deciso di rinviarli o cancellarli.

“Il calo medio del fatturato si aggira dunque sul 30% - continua Claudio Pazzaglia -. Nel 2021 la previsione è quella di rimanere al palo e di non recuperare sul 2019. Insomma, le imprese hanno bisogno di una forte azione di supporto. I temi della pressione fiscale e della burocrazia sono emergenze molto sentite, così come il tema delle limitazioni alla attività. Le aziende chiedono aiuti, che però andranno graduati in base al confronto annuale di calo con intensità maggiore laddove le percentuali superino il 30%.

E’ necessario riprendere il tema della liquidità: va riproposta la moratoria dei mutui e finanziamenti almeno sino alla fine del 2021. Dobbiamo riprendere un’azione forte per fare aprire le imprese in sicurezza e punire i furbetti che non rispettano i protocolli.

Le imprese che hanno investito in sicurezza e prevenzione devono poter aprire indipendentemente dai colori. Va prevista una tregua fiscale e degli adempimenti almeno per un semestre”.

Infatti, sempre nel questionario il 65% delle imprese al Governo chiede più sostegno economico alle imprese, il 45% minore incertezza con provvedimenti più chiari, il 33% moratorie fiscali, il 33% di investire in scuola, università e ricerca, il 28% minori limitazioni alle imprese.

Alla Regione e ai Comuni, il 64% degli intervistati chiede uno snellimento burocratico, il 40% moratorie fiscali, il 40% minori limitazioni, il 27% appalti a misura di piccole imprese.

Infine, alla Cna, il 65% chiede un affiancamento nell’ottenere vantaggi fiscali, il 56% un affiancamento nell’ottenere sostegni economici, il 35% informazioni puntuali sui provvedimenti legati all’emergenza, il 40% affiancamento nel risolvere questioni burocratiche, il 30% affiancamento nell’ottenere ammortizzatori sociali, il 29% un’azione incisiva sul Governo per limitare i giorni di chiusura e gli orari.

Analizzando i singoli settori, quello più in difficoltà è quello della moda (il 22% di imprese probabilmente chiuderà, il 22% teme di non farcela), seguito dai trasporti (il 16% molto probabile chiuderà, il 16% teme di non farcela). Minor pessimismo nel settore della produzione (nessuno prevede chiusure, l’8% teme di non farcela) e nel settore impianti (2% e 12%). Le costruzioni prevedono 10% molto probabile chiusura e 10% teme di non farcela. Il benessere prevede il 3% di probabile chiusura e il 23% teme di non farcela. Nell’alimentare nessuno pensa ad una probabile chiusura ma il 22% teme di non farcela.

Nel settore autoriparazioni il 4% prevede una probabile chiusura e il 16% teme di non farcela.

I RISULTATI DEL SONDAGGIO NEL DETTAGLIO>>>

C.F. 80040250377